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Il microfono del Broletto
Tra le iniziative di propaganda da parte fascista ci fu a Novara anche
l'esperienza del cosiddetto "microfono del Broletto". Si trattava di un
microfono, posto all'interno del Broletto - l'antico complesso medievale,
restaurato dal regime all'inizio degli anni Trenta con precisi intenti
scenografici - da cui venivano radio-trasmessi in continuazione canti
patriottici, musica marziale e, a orari prefissati, comizi da parte di
oratori provetti come Amedeo Belloni ed Ezio Maria Gray. Il microfono, solo
in teoria, avrebbe potuto fungere anche da tribuna potenzialmente aperta a
tutti, ma in realtà le trasmissioni erano rigidamente controllate dagli
organismi della propaganda.
Dal "microfono del Broletto", la voce si diffondeva tramite altoparlanti nei
portici adiacenti, i quali costituivano una naturale cassa di risonanza. Il
risultato era - come ha raccontato Bazzetta da Venemia - che "dalla mattina
alla sera i tre altoparlanti rompevano i timpani ai cittadini: musica come
alle fiere davanti ai baracconi della donna cannone, della donna barbuta,
della donna sonnambula". Non a caso, l'accorto prefetto Vezzalini non si
servì mai di tale strumento per i propri interventi.
Scarsi risultati, nonostante il discreto concorso di folla, ebbero le
conferenze propagandistiche di Rodolfo Graziani contro la "viltà" dei
renitenti alla leva (9 febbraio 1944); di fra Ginepro, contro il "rinunciatarismo"
in nome della "fede eroica" dei prigionieri italiani nelle mani degli
alleati; di don Tullio Calcagno per la "crociata italica" di fede e civiltà;
di padre Eusebio per l'apologia messianica della Germania in un contesto di
palingenesi apocalittica.
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