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Sull'alpe di Cortavolo di Megolo nel comune di Pieve Vergonte nella bassa Val d'Ossola, il 13 febbraio 1944 si svolse uno dei pochi veri combattimenti di tutta la guerra civile.
Qui si era rifugiato un gruppo di partigiani, dopo che a metà gennaio fascisti e tedeschi decisero di ripulire la Val Sesia dal nascente movimento partigiano di Moscatelli, effettuarono un grande rastrellamento.
Beltrami che comandava una brigata di duecento uomini, anche se mal armati operanti in Val Strona accorse in auto di Moscatelli ma si scontrò sulle montagne che dividono questa valle dalla Val Sesia con le forze italo tedesche.
Dopo un duro e rapidissimo combattimento la brigata si disgregò, rimasero con Beltrami e una cinquantina di uomini, mentre parte degli sbandati andò ad ingrossare le file di Moscatelli.
Dopo questo scontro Beltrami abbandonò la Valle Strona e si accampo in alcune baite sull'alpe di Cortavolo che sovrasta l'abitato di Megolo e dalla quale potevano dominare la strada che dalla pianura portava alle Valli Ossolane.
Della loro presenza lo vennero a sapere i tedeschi, che all'alba del 13 febbraio piombarono su Megolo al comando del Capitan Simon della Feldgendarmerie di Omegna, reparti della G.N.R. di frontiera e della XXIX Legione Camicie Nere provenienti da Vercelli.
La sorpresa fu completa, le sentinelle poste in paese colte dal sonno, furono subito fucilate, ma l'eco degli spari mise in allarme i partigiani accampati nelle baite.
Beltrami avrebbe potuto salvarsi fuggendo, cosa che fecero quasi tutti i suoi uomini ma caso rarissimo nella storia della Resistenza, accettò il combattimento contro forze soverchianti, rimasero in dodici a difendersi ed a resistere disperatamente con la speranza che altri partigiani venissero in loro soccorso.
Cinque ore durò il combattimento, ma i soccorsi non arrivarono.
Beltrami ed i suoi uomini vennero portati a Megolo, e al loro funerale Tedeschi e Camicie Nere resero loro gli Onori Militari, cosa che mai fecero i partigiani verso i soldati della Repubblica Sociale Italiana.

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