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Nella primavera del 45, l'eroica e
disperata resistenza dell'esercito della R.S.I. era giunta all'epilogo.
I giovanissimi in Camicia nera continuarono fino all'ultimo a combattere,
animati da una fede immensa.
Novara, 25 aprile 1945 è un mercoledì senza sole, la città è in allarme,
nell'aria si sente la tragedia che sta per accadere.
Le truppe della R.S.I. si preparano a lasciare la città.
Il 26 all'alba, sul piazzale davanti alla casa Littiria si sta formando la
colonna che lascierà Novara e deporrà le armi il 27 a Milano.
Già dall'alba del 26 gli uomini della C.L.N., girano disarmati per le strade
della città alle 6,30 dinnanzi alla questura si nota un concentramento di
uomini.
La Signora Renza Ferraris Sguazzini, avvisa i componenti della C.L.N. di
riunirsi in casa dello zio Geo ( Sergio Scarpa) in corso Cavour n°11, alle 8
si sono riuniti lì: Piero Fornara, Alberto Jacometti (Andrea), Gisella
Floreanini (Edvige della Valle), Zorzoli e Cappa, manca il comandante
Militare della piazza, Luigi Grassi (Tia), che si trovava presso il comando
di Moscatelli, presente invece il comandante Valle, che informa di non avere
all'interno della città ne uomini ne armi.
Si manda il capitano Belletti a Garbagna, Vespolate, Borgolavezzaro per far
muovere i partigiani radunati in zona, che non si mossero.
In città riescono a mettere assieme una squadra di una decina di uomini male
armati che verso mezzogiorno occupa la questura ormai deserta.
Comunque nella notte tra il 25 e il 26, 6 brigate Garibaldine avevano preso
posizione in semicerchio attorno alla città: da ovest, la Pizio Greta,
l'Osella, la Musate, la Volante Loss, la Nello e la Curiel.
Una settima brigata, la Servadei era stata posizionata sulla strada di Arona
per contrastare la colonna del capitano Stamm, che raccolte tutte le
formazioni italo tedesche raccolte del Verbano Cusio Ossola si stava
dirigendo su Novara.
Nella mattinata del 26, il comandante partigiano Tia, telefona al Vescovo
Monsignor Ossola, pregando di proporre la resa ai reparti italo tedeschi
ancora in città. Il Vescovo si reca in prefettura dove sono riunite le
Autorità civili e militari della R.S.I.; il colonnello Mariotti della G.N.R.,
il Podestà Leborati, il Questore Minervini, e il vice prefetto Corbia.
Da una comunicazione telefonica con la prefettura di Milano, vengono a
conoscenza che li si spara per le strade; Monsignor Ossola, lasciata la
prefettura si reca a casa Rossini, sede della Militataer-Commandatur n°1021
e convince il colonnello Hann ad accettare un incontro con i rappresentanti
della C.L.N.; l'incontro avviene in Vescovado.
Dopo l'incontro il Vescoco si porta a Veveri, dove nel frattempo si era
portato il comando partigiano, il Maggiore Grassi, il comandante della 1°
divisione Garibaldi Ciro (Eraldo Gastone) e Tia, comandante della piazza che
sotto scorta li accompagna in Vescovado con la sua auto guidata da Don Carlo
Brugo.
Le trattative avvengono in due riprese, verso mezzogiorno in Vescovado, dove
viene stabilita una tregua,al pomeriggio vi è la riunione decisiva presso il
comando tedesco a casa Rossini in corso Mazzini.
I partigiani aspettavano a Veveri il risultato dell'incontro.
A trattative concluse, prima che i partigiani entrassero in città iniziarono
a circolare le squadre armate dei GAP e delle SAP ed inizia la caccia al
fascista.
Cessato il pericolo, entrarono in città le brigate partigiane, ma in corso
Cavour e in via del Contado (ora via Greppi) alcuni franchi tiratori
spararono dalle finestre, poi catturati vennero fatti sparire e di loro non
si saprà più nulla. Sempre nel pomeriggio, il professor Fornara il vice
Procuratore della Repubblica Dottor Davi, si recano alle carceri, dalle
quali fanno uscire a piccoli gruppi i prigionieri politici.
Frattanto a casa Rossini si mettono a punto le condizioni di resa, trattate
per i partigiani da Tia, da parte tedesca da due ufficiali con l'aiuto
dell'interprete Capitano Lohr; rigido il comportamento del colonnello Bbuch,
ma poi viene accettata la resa a condizione di rimanere armati all'interno
delle caserme sino all'arrivo degli anglo-americani.
Venendo a mancare l'appoggio da parte tedesca, anche il colonnello Mariotti
accetta la resa.
Il patto viene sottoscritto dal colonnello Mariotti per le forze della R.S.I.,
dal colonnello Manh per i tedeschi, per i partigiani dal Maggiore Grassi ,
dal comandante Garibaldino Gastone e dal Vescovo Monsignor Leone Ossola.
La resa delle truppe italo tedesche avviene verso le 18 del 26 aprile poi le
formazioni partigiane entrarono tranquillamente in città da Veveri
percorrendo Corso Cavour, Moscatelli tiene il primo comizio in piazza
Vittorio.
Il professor Fornara prende possesso della prefettura, dove trova già dei
carabinieri in divisa e sul balcone che da sulla piazza Umberto 1° saluta
brevemente la folla, seguito da Moscatelli, jacometti e Gastone, i capi
partigiani.
Il 28 arriva in città la colonna Stamm, composta da un centinaio di tedeschi
e da 500 militi delle varie forze della R.S.I. operanti nell'alto novarese,
nucleo principale di quella colonna è il Battaglione Venezia Giulia
comandata dal tenente Aimone Finestra, che entrarono in Novara in pieno
assetto di guerra tra l'ammirazione della gente.
Incontro a quella colonna andarono il Vescovo, gli ufficiali della missione
alleata, Maggiore Readhead e il Capitano Terry, che confermano la clausole
della resa, ed i capi della C.L.N.
Le truppe saranno concentrate in armi in due caserme cittadine la Cavalli e
Perrone.
Altri Militari prigionieri erano stati internati nello stadio trasformato in
campo di concentramento.
Il 2 Maggio nella caserma Cavalli il Venezia Giulia deponeva le armi
disattivate nelle mani del comandante della 34° Div. Americana Bisonte, in
quel giorno il tribunale del Popolo, composto da un presidente e quattro
giudici, dei quali uno deve essere un partigiano, che vennero nominati dal
comando di piazza, il Pubblico Ministero e il Cancelliere invece vennero
scelti tra il personale di ruolo; emette la sua prima sentenza: condanna a
morte per il milite Luigi Negri, alle ore 17 avvenne l'esecuzione (le
sentenze dei tribunali del Popolo, sono inappellabili e diventano subito
esecutive).
Il 30 aprile erano entrate in città le avanguardie delle truppe alleate, il
3 maggio si insedia a Novara l' A.M.G. (Allied Militar Governement) che
emana subito disposizioni generali di polizia e di pubblica sicurezza,
ordina la consegna di tutto il materiale bellico, fissa il coprifuoco in
tutta la Provincia dalle ore 23 sino alle ore 5 del mattino.
L'A.M.G., si impone la sospensione di ogni giudizio sino all'arrivo del
Governatore Civile, la cessazione dell'attività dei tribunali del popolo, la
sospensione di tutte le fucilazioni in attesa di sentenze da un tribunale
regolare.
L'8 maggio arriva a Novara il governatore civile, il Maggiore inglese
Murchie.
Il questore Repetto ordina a nome del C.L.N. che arresti e perquisizioni
siano effettuate solo da carabinieri e polizia.
Il 20 arriva dal carcere di S.Vittore di Milano a quello di Novara, Amedeo
Belloni e un gruppo di prigionieri accusati di crimini di guerra.
Ai primi di giugno l'avvocato Repetto si dimise da questore.
Il 14 giugno iniziò dinnanzi alla Corte di Assise Straordinaria il processo
dell'ex capo della provincia Enrico Vezzalini; la corte è presieduta dal
Dottor Grillo, Giudici, Dott. Fedele e Dott. Scalfaro e quattro membri
designati dai partiti: Italo De Bernardi, Montano Lampugnani, Luciano
Ostino, Umberto Secondi.
Enrico Vezzalini, condannato a morte, verrà fucilato al poligono di tiro il
23 settembre, assieme a 5 militi; il 16 luglio viene condannato a morte
Giovanni Pompa, sarà l'ultima esecuzione capitale a Novara; è l'alba del 21
ottobre 1945.
NOVARA IERI
(Clicca sulle immagini per
ingrandirle e per averne le spiegazione)
Donne uccise
dai partigiani in prov. Novara
Morti
per mano partigiana dopo la guerra
Condanne a
morte emesse a Novara
Reparti
RSI a Novara
Brigate
Partigiane
Reparto
Operazione Avanti
Nel
cimitero di Novara
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