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                     La stampa locale

Nel 1940, a Novara, i periodici locali più letti erano: la "Gazzetta di Novara", nata nel 1897 come giornale del Circolo popolare monarchico novarese; "L'Azione", espressione della curia vescovile; e "L'Italia Giovane", periodico della Federazione provinciale del Partito nazionale fascista (PNF).
Altri periodici locali di qualche interesse erano:

"Agricoltura e Cooperazione", settimanale degli Enti agricoli novaresi, che negli anni di guerra sostenne la disciplina degli approvvigionamenti e la consegna dei prodotti all'ammasso come un dovere dell'agricoltura fascista;
"Commercio novarese", organo ufficiale della Federazione provinciale fascista dei commercianti che, dall'inizio della guerra, diede molto risalto alla disciplina dei prezzi, come elemento di patriottismo;
"Turismo", rivista mensile illustrata, emanazione della "Brigata Artisti Novaresi", nata nel 1938 sotto l'egida dell'Opera Nazionale Dopolavoro.
Stampata su carta patinata,"Turismo" rappresentava la intellettualità ambiziosa della Novara del tempo: il giornalista Amedeo Belloni; il critico musicale Enrico Barbé; lo scrittore Giuseppe Lampugnani, già presidente della "Biblioteca Civica e Negroni "e membro del Consiglio direttivo della Società storica novarese; lo scrittore Eugenio Barisoni, nominato direttore della rivista; il critico d'arte e letteratura, Alfio Coccia; l'ingegnere progettista Arialdo Daverio, promotore nel 1939 del "Centro studi Antonelliani", e il gerarca fascista Ezio Maria Gray; autore di saggi, biografie e pagine di storia, nonché coniuge della scrittrice Ubertis Teresa, in arte Terésah, nota nel mondo letterario italiano e straniero.
Con l'inizio della guerra, "Turismo" diede particolare risalto ai caduti novaresi. Inviata d'ufficio a tutti i Comuni della Provincia affinché la consegnassero ai Dopolavoro locali, la rivista incontrò forti difficoltà finanziarie per il mancato pagamento da parte dei Municipi della quaranta lire annue di abbonamento. Benché sollecitati più volte, anche dalla Prefettura, alcuni podestà risposero che, nelle emergenze del momento, preferivano spendere quel danaro per qualcosa di più utile. Nonostante i problemi finanziari, "Turismo" continuò a uscire sino al dicembre 1943, sotto la Repubblica sociale italiana (RSI). Nell'ultimo numero, l'articolo di rilievo era intitolato Genio e cuore della Sicilia e auspicava la riconquista dell'isola da parte delle forze italo-tedesche.
Agli anni di guerra è legata anche un'altra rivista, pubblicata fra il gennaio 1941 e l'agosto 1943 presso l'Istituto geografico De Agostini di Novara. Si tratta della rivista "Yamato", mensile Italo-Giapponese, nato come conseguenza dell'alleanza tripartita fra Italia, Germania e Giappone (27 settembre 1940). Diretta da Pietro Silvio Rivetta - docente di lingua giapponese al Regio Istituto Orientale di Napoli e domiciliato a Novara presso la De Agostini nel 1941 - la rivista mirava a diffondere la conoscenza della civiltà giapponese nei suoi usi, costumi, tradizioni, religiosità, strutture politiche e militari.


                                  La guerra dei giornali

Oltre che con le armi, la guerra contro la Resistenza fu condotta anche attraverso gli strumenti di propaganda: giornali, manifesti, cartoline illustrate, volantini, trasmissioni radiofoniche, documentari.
Da parte fascista, il 14 ottobre 1943 iniziava la pubblicazione l'organo ufficiale della rinata federazione fascista. Si trattava de "Il Popolo novarese", diretto dal commissario federale Giuseppe Dongo, poi sostituito da Giuseppe Rolandi nel luglio del '44. È significativo il mutamento del titolo - da "Italia giovane" a "Il Popolo novarese" - che testimonia la volontà del primo fascismo repubblicano di ritrovare un aggancio con la popolazione per ottenere consenso o, perlomeno, smussare le punte di ostilità.
Il 26 settembre 1944, di fronte all'aggravarsi della crisi politica e militare, il foglio fascista mutò ancora nome, divenendo "Ardimento", e inaugurando una battaglia per l'affermazione della propria identità ad ogni costo. Senza più alcun tentativo di uscire dall'isolamento, "Ardimento" si scagliava contro tutti, non solo contro il movimento partigiano, ma anche contro la popolazione civile, in una compiaciuta e aggressiva affermazione di posizione squadriste.
Gli occupanti tedeschi svolsero invece un'attività di propaganda più capillare e scientificamente studiata, attraverso le agenzie della Propaganda Staffel, dislocate sul territorio, e attraverso la traduzione di alcune riviste tedesche, come "Signal". Famosa è la campagna di manifesti murali, con la firma del disegnatore Boccasile, fatti realizzare dai tedeschi nella lotta contro il movimento partigiano. Tra questi uno dei più noti è forse quello con il disegno - stampato su manifesti, cartoline postali, volantini e scatole di fiammiferi - di un pugno di ferro che stritola alcuni uomini con la scritta: "Banditi e ribelli, ecco la vostra fine!" La Repubblica Sociale Italiana (RSI) tentò di imitare i tedeschi e di applicare il loro modello su tutto il territorio occupato, attraverso le istruzioni diramate dal Ministero della cultura popolare, affidato a Giorgio Almirante.
I mezzi di propaganda a disposizione degli opposti fronti erano davvero impari: i fascisti avevano denaro, tipografie, libertà di movimento e di azione; la Resistenza possedeva solo qualche ciclostile in luoghi ben nascosti. Nonostante la scarsità dei mezzi e le difficoltà logistiche, dovute alla clandestinità e ai rapidi movimenti delle formazioni partigiane, nacquero e si diffusero numerose testate partigiane e dei partiti antifascisti in tutto il territorio Novarese e nella vicina Valsesia. Tra i molti ricordiamo:

"La Stella alpina", testata delle brigate garibaldine;
"La Lotta", foglio del partito comunista;
"Il lavoratore", foglio socialista
l'edizione clandestina de "La Voce del Popolo" della Democrazia cristiana, stampata dalla tipografia S. Gaudenzio, che aveva sede in Via Puccini e produceva anche documenti falsi e manifestini antifascisti.                  

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