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R.S.I.
La Repubblica Sociale Italiana fu uno
Stato perfettamente organizzato: ebbe una organizzazione burocratica
completa ed efficiente, la funzione legislativa produsse leggi
importantissime, specie in campo sociale, tutti i Ministeri (difesa,
interni, finanze, istruzione, lavori pubblici…) lavorarono a pieno ritmo,
ebbe un esercito efficiente, costituito in gran parte da giovani volontari
entusiasti e determinati, che seppe difendere con valore il territorio della
Repubblica a fianco dell’alleato germanico, resistendo efficacemente
all’offensiva anglo-americana, sulla “linea gotica”, per sei lunghi mesi.
Ebbe anche una diplomazia attiva ed efficiente, che curò attivamente i
rapporti con gli Stati alleati o che, comunque, avevano riconosciuto la
R.S.I. : Germania, Giappone, Spagna e altri. La R.S.I. che, come tutti gli Stati sovrani, aveva
il totale controllo del suo territorio sul quale, attraverso i suoi
Ministeri, organizzava tutti i servizi necessari.
D’altra parte lo stesso Tribunale Supremo Militare dell’attuale Repubblica
Italiana cui erano ricorsi alcuni ufficiali della Legione “Tagliamento” che
erano stati condannati dal Tribunale Militare di Milano, con sentenza n. 747
del 26 aprile 1954, afferma con chiarezza e con alto senso giuridico e
storico la caratteristica di Stato sovrano, sia pure “di fatto” della
Repubblica Sociale Italiana.
Durante il periodo della R.S.I. furono perfino istituiti due Ordini
Cavallereschi di Stato.
Il 14 maggio 1943 la radio annunciava: “Ogni resistenza è cessata in Tunisia
per ordine del Duce”. Questo significava che l’ultimo lembo d’Africa era
stato perduto dalle forze dell’Asse. Il Gen. Messe, infatti, si era arreso
dopo un’ultima disperata resistenza contro le armate anglo-americane che
assalivano le nostre truppe dalla Libia e dall’Algeria. Le sorti della
guerra volgono al peggio. Ora è il territorio italiano esposto agli attacchi
nemici.
L’ 11 giugno 1943 si arrende Pantelleria, e il 12 Lampedusa, rimaste senza
rifornimenti.
E nella notte fra il 9 e il 10 luglio 1943 scatta l’ ”Operazione Husky” : le
armate settima americana agli ordini del Gen. Patton (66000 uomini) e ottava
inglese agli ordini del Gen. Montgomery (100000 uomini) sbarcano nella
Sicilia sud-orientale sopraffacendo le nostre difese.
Il 17 il Generale Alexander assume la carica di governatore delle terre
occupate.
Il 22 cade Palermo. La Sicilia è ormai perduta. La popolazione, messa alla
fame, si lamenta con scritte sui monumenti (“ cu Mussolino ogni casa un
mulino, cull’americani ni pasta ni pani”).
(La notizia che tutti i siciliani avrebbero accolto con gioia gli
anglo-americani acclamandoli è sicuramente non vera. Infatti un po’ in tutto
il sud si ebbe una vera e propria resistenza fascista.)
Questo è lo sconfortante quadro della situazione militare, che incide
pesantemente sul morale della popolazione e dell’esercito, e crea diffuse
inquietudini a livello politico, anche all’interno del Fascismo.
Il 19 luglio 1943 a Feltre avviene un incontro fra Mussolini e Hitler,
durante il quale Hitler accusa pesantemente l’esercito italiano di scarsa
combattività.
A rendere più angosciosa la situazione Mussolini riceve, durante l’incontro,
la notizia del bombardamento di Roma.
Il 25 luglio e l’arresto di Mussolini
La situazione politica è tesa. Diversi uomini politici, anche fascisti,
hanno contatti col re Vittorio Emanuele III e lo sollecitano ad assumersi
personalmente il comando dell’esercito e la responsabilità della conduzione
della guerra. Il re tentenna.
E alcuni uomini politici fascisti, fra cui Grandi, chiedono la convocazione
del Gran Consiglio del Fascismo. E il Segretario Nazionale Carlo Scorza,
d’accordo con Mussolini, lo convoca per il 24 luglio alle ore 17.
Dopo la relazione di Mussolini e alcuni interventi, prende la parola Grandi
per illustrare il suo ordine del giorno che propone, in estrema sintesi, di
mettere la situazione nelle mani del re. Mussolini avverte che
l’approvazione di quell’ O.d.G. metterebbe in crisi il regime e propone di
rinviare la discussione, data anche l’ora ormai tarda. Ma Grandi e altri
chiedono di andare avanti. Sono ormai passate le ore 2 del 25 luglio
allorchè si passa alla votazione degli O.d.G. Quello di Grandi viene
approvato con 19 sì, 7 no e 1 astenuto (Giacomo Suardo) Farinacci, il 28°
membro, vota il proprio O.d.G. Sono le ore 2,40 del 25 luglio 1943. Alle ore
3,30 Grandi incontra Acquarone, ministro della real casa e lo informa
dell’accaduto.
La mattina del 25 trascorre senza che nulla accada. Mussolini si reca a
Palazzo Venezia come di consueto e sbriga le cose correnti. Però chiede al
re di anticipare alle ore 17 di quello stesso giorno, domenica, la consueta
udienza settimanale del lunedì.
E alle 17 va dal Re. Non si sa molto del colloquio, nel quale il re comunica
a Mussolini che lo sostituirà con Badoglio. Il colloquio, però, si conclude
con una cordiale stretta di mano. Certo Mussolini non poteva immaginare che,
uscito dalla sala dell’udienza, avrebbe trovato i carabinieri incaricati di
arrestarlo.
Portato dapprima nella caserma della Legione Allievi Carabinieri di Via
Legnano a Roma-Prati dove rimarrà tre notti, verrà poi, il 28 luglio,
imbarcato a Gaeta sulla corvetta Persefone e trasferito prima a Ventotene
poi a Ponza, ove giungerà alle ore 13. Da qui, nella notte fra il 6 e il 7
agosto, con la corvetta Pantera verrà condotto alla Maddalena nella Villa
Weber, ove rimarrà fino al 28 agosto. In quella data con un idrovolante
verrà condotto a Vigna di Valle sul lago di Bracciano e, da qui, ad Assergi,
nei pressi della funivia per il Gran Sasso. E nella Villetta del Gran Sasso,
all’inizio della funivia, rimarrà fino al 3 settembre. Finchè verrà condotto
a Campo Imperatore sul Gran Sasso e qui tenuto prigioniero nella camera 201
di quell’albergo.
Il governo Badoglio e l’8 settembre
Il re affida l’incarico di formare il nuovo governo al Generale Pietro
Badoglio che annuncia subito che la guerra continua a fianco dell’alleato
germanico e vieta qualsiasi manifestazione. In realtà egli avvia da subito
contatti con gli anglo-americani per trattare le condizioni di un
armistizio. Le trattative proseguono ma gli alleati anglo-americani vogliono
la resa senza condizioni.
E il 3 settembre 1943 a Cassibile, presso Siracusa, il Gen. Castellano firma
l’armistizio. Lo stesso giorno gli alleati sbarcano in Calabria e cominciano
a risalire la penisola. Badoglio e il re, che temono le reazioni della
Germania, cui fino all’ultimo si è giurata amicizia e rispetto del patto di
alleanza, vorrebbero ritardare l’annuncio dell’armistizio (intanto, ad
armistizio già firmato, i bombardieri americani continuano a seminare morte
in Italia), ma la radio americana, alle ore 17,45 dell’8 settembre diffonde
la notizia. E due ore dopo anche Badoglio è costretto a dare l’annuncio.
Alle 19,45 di quel mercoledì 8 settembre la sua voce registrata scandiva
alla radio : “Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di
continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria,
nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha
chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze
alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni
atto di ostilità contro le forze angloamericane deve cessare da parte delle
forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da
qualsiasi altra provenienza.”
Subito dopo fugge con il re, la sua famiglia e alcuni generali e il 9 è a
Brindisi, in territorio già occupato dagli ex-nemici.
L’esercito italiano, lasciato senza ordini, si disperde, la flotta, ancora
in piena efficienza, vergognosamente va a Malta a consegnarsi agli inglesi.
Molti italiani sono indignati e non riescono ad accettare la resa
ignominiosa. Il comandante Fecia di Cossato, eroico sommergibilista
atlantico, non reggerà alla vergogna e il 27 agosto 1944 a Napoli si
toglierà la vita lasciando scritto alla madre “siamo stati indegnamente
traditi e ci troviamo ad avere commesso un gesto ignobile…” Lo stesso
Eisenhower nel suo “Diario di guerra” scrisse: “…la resa dell’Italia fu uno
sporco affare. Tutte le nazioni elencano nella loro storia guerre vinte e
guerre perse, ma l’Italia è la sola ad aver perduto questa guerra con
disonore, salvato solo in parte dal sacrificio dei combattenti della R.S.I.”.
In effetti quando all’armistizio “corto” firmato il 3 settembre e che
constava di soli 12 articoli e contemplava soltanto la cessazione delle
attività militari, seguì l’armistizio “lungo” firmato da Badoglio a Malta
sulla nave “Nelson” il 29 settembre (erano presenti Badoglio, Ambrosio,
Roatta, Sandalli, De Courten per il regno del Sud ed Eisenhower, Cunningham
e altri per gli alleati), ci si rese conto della eccezionale durezza delle
condizioni: Il nuovo testo, composto da 44 minuziosi articoli, stabiliva che
al governo italiano veniva tolta, praticamente, ogni potestà. Tutto,
assolutamente tutto, doveva passare sotto il controllo degli
anglo-americani, che imposero, addirittura, delle modifiche legislative. In
pratica l’Italia del sud perdeva ogni sovranità.
E i tedeschi, che, dopo l’arresto di Mussolini avevano fatto affluire
numerose truppe, catturano e deportano in Germania molti sbandati. Regna il
caos. Modesti tentativi di resistenza ai tedeschi si hanno a Roma ma cessano
subito. Il 10 settembre il Gen. Carboni si arrende ai tedeschi.
Il 13 ottobre Badoglio, contraddicendo clamorosamente la sua dichiarata
volontà di voler ottenere la pace, dichiara guerra ai tedeschi.
Il 12 settembre un audace commando di SS atterra con degli alianti a Campo
Imperatore e libera il Duce. Il comportamento del Gen. Fernando Soleti e dei
carabinieri di guardia evita il conflitto e ogni spargimento di sangue. Una
“Cicogna”, piccolo apparecchio da ricognizione, lo conduce a Roma da dove,
su un aereo militare, raggiunge Monaco di Baviera.
Alcune fonti ritengono che Mussolini, stanco e sfiduciato, avrebbe
considerato anche la possibilità di ritirarsi, ma avrebbe poi accettato, su
insistenza di Hitler, di creare il nuovo stato per evitare all’Italia le
probabili rappresaglie dei tedeschi, furiosi per il vile tradimento.
il 15 settembre 1943 Mussolini emette e comunica via radio 5 Ordini del
Giorno:
1) Ai fedeli camerati di tutta Italia. Da oggi, 15 settembre 1943, assumo di
nuovo la suprema direzione del Fascismo in Italia.
2) Nomino Alessandro Pavolini alla carica provvisoria di segretario del
Partito Nazionale Fascista, che da oggi si chiamerà Partito Fascista
Repubblicano.
3) Ordino che tutte le autorità militari politiche amministrative e
scolastiche, nonché tutte quelle che vennero esonerate dalle loro funzioni
da parte del Governo della capitolazione, riprendano immediatamente i loro
posti e i loro uffici.
4) Ordino l’immediato ripristino di tutte le istituzioni del Partito con i
seguenti compiti:
a) di appoggiare efficacemente e cameratescamente
l’Esercito germanico che si batte sul territorio contro il comune nemico;
b)
di dare al popolo l’immediata effettiva assistenza morale e materiale;
c) di
riesaminare la posizione dei membri del Partito in rapporto al loro contegno
di fronte al colpo di stato della capitolazione e del disonore, punendo
esemplarmente i vili traditori.
5) Ordino la ricostruzione di tutti i reparti e le formazioni speciali della
Milizia Volontaria per la Sicurezza dello Stato.
Il 16 settembre, poi, detta l’O.d.G. n. 6:
6) “Completando gli ordini del giorno precedenti ho incaricato il
Luogotenente Generale Renato Ricci del comando in capo della M.V.S.N.”
E, il 17 settembre detta l’O.d.G. n. 7 :
7) “Il P.F.R. libera gli ufficiali delle forze armate dal giuramento
prestato al Re, il quale, capitolando alle condizioni ben note e
abbandonando il suo posto, ha consegnato la nazione al nemico e l’ha
trascinata nella vergogna e nella miseria”.
Il 18 settembre Mussolini parla da Radio Monaco, e gli italiani possono
riudire la voce ben nota (anche se la qualità dell’ascolto è pessima). Egli,
dopo aver sottolineato la bassezza del tradimento di Casa Savoia, che con la
sua fuga ha perso ogni diritto di regnare, richiama le tradizioni
repubblicane italiane e Giuseppe Mazzini e riafferma la volontà di
costituire un nuovo Stato Repubblicano che sarà “nazionale e sociale nel
senso più lato della parola; sarà cioè fascista nel senso delle nostre
origini.” Tale stato ricostituirà un proprio esercito e riprenderà la lotta
a fianco dell’ alleato germanico.
I fascisti, che fin dal 9 settembre avevano riaperto molte sedi, si
riorganizzarono rapidamente. Il 1 marzo 1944 Pavolini, in una relazione a
Mussolini, comunicherà che “sono stati ricostituiti 1072 Fasci con 487.000
iscritti”. Roma ne contò 35.000, Milano 20.000, Ferrara, dopo la morte di
Ghisellini 14.000.
Il 22 febbraio 1944 il Duce nominerà il nuovo Direttorio del P.F.R. Esso è
composto da: Pietro Asti, Fulvio Balisti, Carlo Borsani, Alfredo Cucco,
Giuseppe Dongo, Franco Corrado Marina, Giulio Gai, Carlo Gigliolo, Bruno
Gemelli, Gino Meschiari, Franz Pagliani, Alessandro Palladini, Giuseppe
Pizzirani, Sergio Stoppiani, Leo Todeschini, Agostino Vandini, Aldo
Vidussoni.
Il 23 settembre Mussolini rientra in Italia e, alla Rocca delle Caminate,
sua residenza personale, costituisce il Governo della nuova Repubblica. Il
giorno 23 stesso alle ore 14 si ha, nella sede dell’ambasciata germanica a
Roma, la prima breve riunione del governo, presieduta da Pavolini.
Il nuovo stato si chiamerà Repubblica Sociale Italiana (Tale denominazione,
però, verrà deliberata dal Consiglio dei Ministri il 24 novembre 1943). Essa
avrà Mussolini come Capo dello Stato e del governo e Ministro degli Esteri.
Il 28 settembre inizia il funzionamento del nuovo Stato. In quella data,
infatti, ha luogo la prima riunione del Consiglio dei Ministri al completo.
Queste le prime cinque deliberazioni:
1) A seguito della conferma della dichiarazione di città aperta per Roma, il
Governo fissa la propria sede in altra località presso il Quartiere Generale
delle Forze Armate.
2) L’attuale senato di nomina regia è disciolto ed abolito. La Costituente
prenderà in esame la opportunità della sua eventuale ricostruzione secondo
gli ordinamenti del nuovo Stato Fascista Repubblicano.
3) Nella riorganizzazione in atto delle Forze Armate, le forze terrestri,
marittime ed aeree vengono rispettivamente inquadrate nella Milizia, nella
Marina, e nell’Aeronautica dello Stato Fascista Repubblicano. Il
reclutamento avviene per volontariato e per coscrizione. Per gli ufficiali e
i sottufficiali, mentre sono rispettati i diritti acquisiti, il trattamento
morale ed economico viene adeguato all’alto compito di un moderno organismo
militare ed alle nuove esigenze della vita sociale.
4) In conformità dell’indirizzo di politica sociale perseguita dal P.F.R., e
quale necessaria premessa per le ulteriori e rapide realizzazioni, viene
decisa la fusione delle Confederazioni Sindacali in una sola Confederazione
Generale del Lavoro e della Tecnica. La Confederazione opera nell’ambito e
nel clima del Partito il quale le conferisce tutta la propria forza
rivoluzionaria.
5) La commissione per l’accertamento degli illeciti arricchimenti dei
gerarchi fascisti, costituita dal cessato governo, rimane in funzione
estendendo, per altro, l’accertamento sugli illeciti guadagni a tutti
coloro, senza distinzione di partito, che hanno, negli ultimi trenta anni,
ricoperto cariche politiche od incarichi pubblici, ivi compresi i funzionari
e i militari.
Da questa data del 28 settembre 1943, quindi, nasce ufficialmente anche
l’esercito della R.S.I. Esso finirà col contare complessivamente (tenendo
conto anche dei lavoratori militarizzati) oltre un milione di uomini fra
volontari e giovani di leva delle classi 1923, 1924 e 1925. In realtà fin
dall’annuncio dell’armistizio ci fu chi si rifiutò di accettarlo, come il
Principe Junio Valerio Borghese e la sua “Decima Flottiglia MAS” a La
Spezia, il Maggiore Edoardo Sala che, con il III Btg del 185° Rgt
Paracadutisti, già nel settembre combatteva in Calabria a fianco dei
tedeschi, il XII Btg della Div. Nembo del Magg. Rizzatti che non si arrende
e dalla Sardegna l’11 settembre passa in Corsica, alcuni Battaglioni della
Milizia, i sommergibilisti del Comandante Enzo Grossi a Bordeaux, reparti
della DICAT e altri reparti minori. Ad esempio, il Ten. Rino Cozzarini, di
25 anni, volontario, che subito dopo l’8 settembre raccolse soldati sbandati
e formò un reparto (Btg Bersaglieri “ M” Mussolini”) che arrivò a contare
1200 uomini e che già a fine ottobre era sulla linea di combattimento a
fianco dell’alleato germanico. Il Cozzarini, promosso capitano, suscitò
l’ammirazione degli alleati e dei nemici. L’11 novembre 1943 egli cadde a
Mignano Montelungo e fu insignito di M.d’O. alla memoria. Vedi anche il caso
del Capitano Ulrico Ripandelli che inviò al Duce il seguente telegramma: “
Gli ufficiali, sottufficiali e carristi usciti dalle fila del III Btg carri,
schieratisi con i loro carri al fianco dei camerati tedeschi fin dall’11
settembre, esultano di poter continuare a combattere ai Vostri ordini per la
liberazione e la grandezza della Patria immortale. Vinceremo ! F.to: Comando
118° battaglione carri della 218° Divisione alpini tedesca. Il comandante
capitano: Ulrico Ripandelli”.
E immediatamente dopo si ricostituirono reparti di bersaglieri (Btg. “9
settembre”, Btg. “Goffredo Mameli”, Btg. “Benito Mussolini”) , di Camicie
Nere, di SS italiane e alcune unità speciali.
Il 1° ottobre il Maresciallo Graziani parlerà a Roma al Teatro Adriano a una
platea di 4000 ufficiali esortandoli ad una scelta “per l’onore”. Ben 400
ufficiali della “Piave” aderiranno e si arruoleranno immediatamente. In
totale aderiranno alla R.S.I. 300 generali e 62000 ufficiali.
Intanto anche fra i militari internati in Germania ci furono molte adesioni
alla R.S.I. e, con 12000 di questi uomini, si iniziò la costituzione delle
quattro Grandi Unità (Divisioni Monterosa, San Marco, Italia e Littorio) che
sarebbero state addestrate in Germania e avrebbero costituito il nerbo del
nuovo esercito. Alla cosa fu data la massima importanza. E Mussolini si recò
in Germania a visitare le divisioni in aprile 1944 (il 22 è in visita alla
“San Marco” e il 16 luglio visita la “Monterosa”, il 17 la “Italia”, il 18
la “San Marco” e il 19 la “Littorio”). La divisione “Italia”, poi, sarà
visitata da Mussolini anche il 27 gennaio 1945 in prossimità del fronte
della Garfagnana. Qui il Duce consumerà il rancio coi soldati.
Oltre a ciò, in data 1° dicembre rientrano dalla Germania diecimila ex
internati per riprendere le armi contro gli anglo-americani.
Ora i soldati italiani sono equiparati, come trattamento, ai soldati
germanici (Decreto del Duce in data 2 novembre).
E il 20 novembre 1943 nasce la Guardia Nazionale Repubblicana, con a capo il
gerarca carrarino Renato Ricci. Essa è formata dalla M.V.S.N., dall’Arma
dei Carabinieri ( Il Consiglio dei Ministri del 27 ottobre aveva stabilito
che “Restano in servizio per il mantenimento dell’ordine pubblico i
Carabinieri e la Guardia di Finanza”) e dalla Polizia dell’Africa Italiana (P.A.I.)”. Essa, il 15 agosto 1944, verrà definita “primo corpo combattente
dell’Esercito Repubblicano” e non avrà più compiti di polizia. E il 21
agosto il Duce in persona assume il comando della G.N.R.
Dalla data del 2 dicembre 1943, ufficialmente, truppe regolari della R.S.I.
sono sul fronte di combattimento.
Il 17. gennaio 1944 reparti della X° Mas e del Btg. San Marco pronunciano
giuramento.
Il 29 gennaio i gladi circondati da fronde di quercia e di alloro
sostituiscono le stellette.
Il 9 febbraio, anniversario della Repubblica Romana del 1849, le nuove
truppe della R.S.I. giurano solennemente con la formula “ Giuro di servire e
difendere la Repubblica Sociale Italiana nelle sue istituzioni e nelle sue
leggi, nel suo onore e nel suo territorio, in pace e in guerra, fino al
sacrificio supremo. Lo giuro dinanzi a Dio e ai Caduti per la unità,
l’indipendenza e l’avvenire della Patria”.
Il 19 febbraio il Battaglione “Barbarigo” della Decima riceve dal Comandante
Borghese la bandiera di combattimento.
E il 20 febbraio è in linea a Nettuno e riceve il battesimo del fuoco.
Il 9 marzo viene costituito il Servizio Ausiliario Femminile (S.A.F.).
Il 12 marzo viene emesso il primo Bollettino di Guerra della R.S.I.: Calma
sul fronte di Cassino e lotta accanita su quello di Anzio.
Il 16 marzo il Btg paracadutisti “Nembo” e il Btg “Barbarigo” della “Decima”
si coprono di gloria ad Anzio.
Il 22 maggio Kesserling in persona si compiace per il comportamento del Btg
“Barbarigo”.
E il 31 maggio va in linea sul fronte di Roma il Btg. Paracadutisti
“Folgore”, che il 10 giugno verrà citato nel Bollettino germanico.
Con Decreto del 30 giugno 1944, poi, il PFR si trasformerà in una struttura
militare con la formazione delle “Brigate Nere”.
Il giorno 11 novembre 1943 furono costituiti i Tribunali Straordinari
Provinciali per giudicare i fascisti che avevano tradito e un tribunale
straordinario speciale per giudicare i membri del Gran Consiglio che avevano
votato l’O.d.G. Grandi, accusati di tradimento. Fra essi c’era anche
Galeazzo Ciano, marito di Edda figlia del Duce. Il processo ebbe inizio alle
ore 9 dell’8 gennaio 1944 a Verona in Castelvecchio. Il 10 gennaio alle ore
13,40 fu emessa la sentenza. Furono comminate 18 condanne a morte (Cianetti,
che aveva ritirato il suo voto a favore fu condannato a 30 anni di
reclusione). Ma la maggior parte dei condannati a morte aveva riparato
all’estero e furono condannati in contumacia. Solo cinque erano presenti al
processo : Ciano, De Bono, Marinelli, Pareschi e Gottardi. Essi furono
fucilati l’11 gennaio 1944.
Il 20 gennaio 1944 furono deferiti al Tribunale Speciale per la Difesa dello
Stato anche Carlo Scorza e Alessandro Tarabini. Il 15 aprile ebbero il
processo e il 20 furono assolti.
Per il loro comportamento a seguito dell’8 settembre il 28 gennaio 1944 e il
5 febbraio furono deferiti al Tribunale Speciale anche alcuni ammiragli e
generali. L’11, il 20 e il 22 maggio si ebbero i processi con alcune
condanne e il 24 si ebbe l’esecuzione di Campioni e Mascherpa, condannati a
morte.
Quanto ai Tribunali Straordinari Provinciali c’è da dire che il 6 giugno
1944 archiviarono tutti i casi non riguardanti iscritti al P.F.R. e
mandarono liberi tutti gli imputati.
E in data 28 ottobre 1944 furono condonate tutte le pene fino a 3 anni di
carcere.
Intanto il nuovo stato aveva cominciato a funzionare regolarmente. Le
condizioni erano drammatiche: le città erano martoriate dai bombardamenti
(il 20 ottobre 1944 suscitò orrore il bombardamento della scuola di Gorla a
Milano, dove trovarono la morte 300 bambini. I civili morti per
bombardamenti assommeranno a 64.000), il problema degli approvvigionamenti
era impellente (tuttavia in data 22 ottobre fu disposto che la razione del
pane passasse dai 150 ai 200 grammi giornalieri. E in data 27 novembre il
Ministro dell’Agricoltura dispose che tale aumento avesse vigore per tutta
la durata della stagione invernale. In data 10 febbraio, poi, il Duce
impartisce precise disposizioni per la campagna agricola), i rapporti spesso
non facili con i tedeschi complicavano ulteriormente le cose. A tutto
questo, poi, cominciò ad aggiungersi il problema dei partigiani, con i primi
assassinii di fascisti. Si trattava in prevalenza di giovani renitenti alla
leva che si erano rifugiati in montagna, ma anche di vecchi antifascisti,
specie comunisti, che intravedevano la possibilità di abbattere il Fascismo.
Ci furono anche dei tentativi di sciopero. Il 4 marzo 1944 si ebbe uno sciopero
nelle industrie dell’alta Italia. L’8 marzo il Ministero dell’Interno
comunicò che gli scioperanti erano stati 208549 per un tempo variabile da 11
minuti a 4 giorni. Non ci furono conseguenze per gli scioperanti ma furono
arrestati due industriali: Guido Donegani e Franco Marinotti.
E il 1 maggio ci fu un secondo tentativo di sciopero che, però, ebbe scarse
adesioni: 4000 a Genova, 260 a Milano, 1100 a Imola.
Malgrado tutto ciò i trasporti continuarono a funzionare anche se fra mille
difficoltà, le fabbriche continuarono il loro lavoro, le scuole riaprirono
regolarmente, l’amministrazione pubblica faceva il proprio dovere,
l’economia era governata con mano ferma (l’inflazione, ad esempio, era
insignificante se paragonata con quella scatenatasi al sud, nelle terre
occupate). Subito dopo l’8 settembre i tedeschi avevano introdotto i Marchi
d’occupazione. Una delle prime preoccupazioni del Ministro delle finanze fu
quella di farli ritirare. Ciò accadde il 25 ottobre 1943. Da quella data
essi persero ogni valore legale. In data 1° dicembre venne costituito un
Comitato Economico Italiano col compito di studiare le questioni economiche,
con particolare riguardo all’economia di guerra. E in data 5 dicembre viene
istituito un Comitato nazionale dei prezzi, con Carlo Fabrizi Commissario,
alle dirette dipendenze del Duce.
A riprova di come le cose abbiano sempre continuato a funzionare a dovere
durante la R.S.I. sta la testimonianza davvero non sospetta del Maggiore
americano Michael Noble del 15° Gruppo di armate alleato. Egli, inviato a
Milano per riorganizzare l’uscita dei quotidiani, vi giunse il 27 aprile
1945 e rimase stupito per l’ordine e la normalità che vi regnavano ” …Per
prima cosa restai sorpreso vedendo grandi palazzi pieni di una vita normale,
i tram che funzionavano, i cinema e i teatri aperti regolarmente, gli uffici
pubblici in piena attività, la gente che stava seduta ai caffè vestita
decorosissimamente. Era uno spettacolo nuovo ed estremamente
civile….”(intervista rilasciata a Silvio Bertoldi e pubblicata nel libro “La
guerra parallela” I Record Mondadori 1966 pag.174).
Molto intensa fu l’azione di governo tesa a mantenere integro il potere di
acquisto della moneta, a mantenere ad alti livelli la produzione agricola e
industriale, a mantenere su buoni livelli il tenore di vita della
popolazione. Si ricorse anche a misure drastiche come la requisizione delle
fabbriche di alimentari, che furono gestite da commissioni sindacali. Il 29
dicembre 1944 trattorie e ristoranti furono trasformati in “mense di
guerra”, dove si poteva mangiare anche con sole quattro lire. Funzionavano,
inoltre, mense gratuite per gli indigenti, gestite dal P.F.R.
E anche in tale situazione di assoluta emergenza (si pensi alle ingentissime
spese militari, alle spese per mantenere in efficienza i servizi
continuamente devastati dalle incursioni aeree), il bilancio dello Stato
chiudeva rigorosamente in pareggio. Nell’anno 1944 il Ministro delle Finanze
Pellegrini Giampietro, con abilissime manovre finanziarie riuscì ad avere
entrate per 379 miliardi e 11 milioni, contro un ammontare delle uscite di
360 miliardi. Si ebbe, cioè, un attivo di circa 20 miliardi.
Anche l’Opera Nazionale Balilla era risorta. In una relazione di Renato
Ricci del 19 febbraio 1944 si dice che si sono “costituiti 66 centri
provinciali, 2255 vecchi ufficiali rispondono alle chiamate; 50000
organizzati, 8740 ospiti nelle colonie; 300.000 refezioni scolastiche
giornaliere”.
Il 22 novembre 1943 il filosofo Giovanni Gentile viene nominato Presidente
dell’Accademia d’Italia.
Ma è soprattutto da rilevare l’impegno che fu subito posto nel delineare,
fin dai primi giorni, il carattere e gli impegni del nuovo Stato.
Ciò fu fatto con la prima Assemblea Nazionale (o Congresso) del P.F.R. che
si riunì a Verona in Castelvecchio il 14 novembre 1943. Ad esso
parteciparono: 3 rappresentanti per ogni federazione (furono assenti Chieti,
Grosseto, Macerata e Rieti), in gran parte elettivi, i delegati regionali, i
capi delle organizzazioni sindacali, i membri del governo, i direttori dei
giornali quotidiani e dei principali settimanali, i rappresentanti delle
associazioni combattentistiche e degli Enti Morali della Nazione. Il
Congresso fissò nei 18 punti di un Manifesto Programmatico quella che
sarebbe stata la politica interna, estera e sociale della nuova Repubblica.
Nacquero, così, i famosi “18 punti di Verona”. E la politica sociale fu
quella che caratterizzò veramente la R.S.I. Il 30 giugno 1944 entra in
vigore la legge sulla socializzazione che era stata approvata il 12
febbraio. Il 22 gennaio 1945 viene socializzata la FIAT, il 1 febbraio la
Pirelli, la Morelli, la Snia Viscosa, la Marzotto e i Lanifici Rossi. E il 5
aprile 1945 la socializzazione viene estesa a tutte le aziende.
In data 15 gennaio 1945 era stato creato il Ministero del Lavoro,
trasformando in Ministero il Commissariato Nazionale del Lavoro che
funzionava fin dal 7 dicembre 1943. Il nuovo ministero assorbì anche la
politica sociale che era di competenza del Ministero dell’Economia
Corporativa, il quale, da allora, assunse la denominazione di Ministero per
la Produzione Industriale. Il 22 dello stesso mese viene nominato Ministro
del Lavoro l’operaio tipografo Giuseppe Spinelli, già Podestà di Milano.
Il governo della RSI aveva sede sul lago di Garda, a Salò e dintorni.
Mussolini aveva la sua sede a Gargnano nella Villa Orsoline, mentre la sua
residenza era a Salò nella Villa Feltrinelli.
Impegno prioritario del governo della RSI era quello di contrastare, a
fianco dei tedeschi, l’avanzata degli anglo-americani.
Dopo la rapida occupazione della Sicilia, fu attaccato il territorio
metropolitano con lo sbarco in Calabria (Operazione Baytown) del 3 settembre
e, successivamente, con quello della 5° Armata U.S.A. a Salerno del 9
settembre alle ore 6 (Operazione Avalanche). Il Gen. Kesserling il 12 tenta
un contrattacco ma, dopo due giorni, massicci attacchi dal cielo e dal mare
lo costringono a ritirarsi.
Il 1° ottobre Napoli è perduto. Una prima linea di difesa si stabilì a Nord
di Napoli, sul fiume Volturno, ma la pressione degli anglo-americani
costrinse le truppe tedesche a ritirarsi sul fiume Garigliano. Tale linea,
che si chiamò “Gustav”, comprendeva Montecassino e, lungo il fiume Sangro
giungeva all’Adriatico. Il 31 dicembre i tedeschi sono attestati su queste
linea. Essa resistette alcuni mesi.
Ma il 22 gennaio 1944 gli anglo-americani sbarcarono a Nettuno e riuscirono
a stabilire una testa di ponte fra Anzio e Nettuno. I tedeschi, con il
valido contributo dei primi reparti combattenti della R.S.I. (Btg “Nembo”
dal 12 febbraio, Btg “Barbarigo” dal 4 marzo, il Gruppo “San Giorgio”
dall’11 marzo, le SS italiane dal 17 marzo e il Rgt “Folgore” dal 28 maggio)
ne bloccarono l’espansione, ma non riuscirono a ricacciarli in mare,
malgrado l’impiego di cinque divisioni: la 26° e la Herman Goring corazzate,
la 3° e la 90° di granatieri corazzati e la 4° paracadutisti. Il 1 febbraio
si ebbero durissimi combattimenti fra Aprilia e Cisterna di Latina.
Il 7 aprile riprende l’iniziativa degli anglo-americani e i combattimenti si
riaccendono durissimi da Cassino al mare. L’11 maggio l’offensiva si
intensifica e i tedeschi, fra il 15 e il 16 maggio iniziano a ritirarsi.
Montecassino, la cui abbazia fu distrutta dai bombardieri anglo-americani il
15 febbraio 1944, fu occupata dai polacchi del Gen. Abders (reparto condotto
dal Ten. Podolski) il 18 maggio 1944 e gli anglo-americani risalirono verso
Nord.
Il tentativo di costituire una nuova linea difensiva più a nord, la linea
“Hitler” non portò risultati apprezzabili.
E il 23 maggio la 5° armata americana si congiunge con le truppe di Anzio e
Nettuno a Borgo Grappa.
Ormai la strada per Roma è aperta. Ai primi di giugno a contrastare le
divisioni anglo-americane sono rimasti solo gli italiani della R.S.I.
Reparti del “Barbarigo”, del “Nembo” e, soprattutto, i paracadutisti del
“Folgore” del Maggiore Rizzatti, che si immolarono fra Pratica di Mare e
Castel di Decima. Di 980 uomini ne sopravvissero 30, che si ritirarono
combattendo. Fra i caduti il comandante Rizzatti, caduto mentre attaccava un
carro armato con le bombe a mano. Gli fu conferita la Medaglia d’Oro alla
memoria.
Il 4 giugno 1944 alle ore 19,15 un’avanguardia dell’88° Divisione di
Fanteria U.S.A. arriva in Piazza Venezia a Roma. La caduta di Roma suscitò
un’impressione fortissima. E gli alleati che, anche sfruttando la carica
psicologica che tale conquista aveva dato agli eserciti inglese e americano,
il 6 giugno sbarcarono in Normandia, aprendo così un nuovo fronte ad
occidente. L’11 agosto cade Firenze. L’avanzata del nemico è contrastata
passo passo, ma si è costretti ad arretrare. Ai primi di settembre gli
italo-tedeschi si arroccano su quella che sarà l’ultima linea di difesa: la
linea “gotica”, che va dalla Versilia all’Emilia a sud di Bologna.
Intanto, in agosto, gli alleati erano sbarcati anche a Tolone, nel sud della
Francia.
La situazione della RSI si fa sempre più drammatica. Eppure lo Stato
continua a funzionare, Mussolini difende con le unghie e con i denti
l’autonomia della sua Repubblica e tenta disperatamente, anche con atti di
grande clemenza, di attenuare gli effetti nefasti della guerra civile. E
anche l’attività legislativa non si arresta. Il 12 febbraio 1944 il
Consiglio dei Ministri approva, malgrado l’ostilità dei tedeschi, il decreto
sulla “Socializzazione delle imprese”, che rivoluziona i rapporti
all’interno del mondo del lavoro e che, a tutt’oggi, rappresenta la
legislazione più avanzata in campo sociale.
Il 16 dicembre 1944 Mussolini si reca a Milano dove susciterà immensi
entusiasmi e dove avrà il suo ultimo bagno di
folla. Terrà al Teatro Lirico il suo ultimo discorso, nel quale esalterà il
programma sociale della RSI e inciterà i camerati milanesi alla riscossa.
Il 19 giugno i tedeschi cominciano ad arroccarsi sulla nuova linea difensiva
la “linea Gotica”. Tuttavia contrastano l’avanzata americana passo per
passo. Il 4 agosto lasciano Firenze, che viene ancora disperatamente difesa
dai fascisti appostati sui tetti delle case. Il 2 settembre cade Pisa e il 5
Lucca.
Sulla linea “gotica” gli anglo-americani vengono bloccati per tutto
l’inverno e fino ai primi di aprile del 1945. Nei primi giorni di quel mese
riprende l’attacco e, poco dopo la metà del mese, le resistenze
italo-tedesche vengono sopraffatte e il nemico dilaga nella pianura padana.
Intorno agli ultimi giorni del mese le truppe tedesche si arrendono, seguite
da quelle italiane, che si erano battute valorosamente sui vari fronti di
guerra. La Divisione Italia e il Btg Intra della Divisione Monterosa, che
avevano retto il fronte della Garfagnana fino al 17 aprile, si ritirano
ordinatamente, riuscendo a contenere, in Lunigiana, gli attacchi americani
che tentavano di tagliare la ritirata alle truppe che defluivano dalla
Garfagnana. Esse, unitamente alle truppe tedesche del Generale Fretter Pico,
giungono nei pressi di Fornovo, dove trovano la strada verso Parma sbarrata
dalle truppe brasiliane. Dopo un ultimo tentativo di aprirsi un varco verso
il Po, vista l’impossibilità di riuscita, si decide la resa. Viene concesso
l’onore delle armi. E’ il 27 aprile. Più o meno negli stessi giorni si
arrendono ai partigiani anche la divisione San Marco, la Littorio e il
grosso della Div. Monterosa, vari reparti della Decima, e altri. Qualcuno
resiste in armi fino ai primi di Maggio. Molti dei militari arresisi ai
partigiani verranno vigliaccamente trucidati. I sopravvissuti verranno
rinchiusi nell’infernale campo di concentramento di Coltano e vi rimarranno
fino all’autunno.
Mussolini, che il 25 aprile si era portato a Milano e il 26 a Como, alle ore
8 del 27 aprile viene catturato dai partigiani nei pressi di Dongo mentre
con alcuni gerarchi, uomini della Brigata Nera di Lucca e un reparto tedesco
si sta dirigendo verso Nord.
Secondo la versione partigiana (ormai da molti messa in dubbio) Mussolini,
che era stato isolato dagli altri gerarchi, viene ucciso insieme a Claretta
Petacci a Giulino di Mezzegra, davanti al cancello di Villa Belmonte, alle
ore 16,20 del 28 aprile 1944. A Dongo, alle ore 17,48 dello stesso giorno,
vengono uccisi quindici gerarchi o presunti tali : Pavolini, Barracu,
Mezzasoma, Zerbino, Liverani, Romano, Porta, Coppola, Daquanno, Utimpergher,
Calistri, Casalinovo, Nudi, Bombacci, Gatti. Ed anche Marcello Petacci, che
i gerarchi non vollero fosse fucilato con loro, fu ucciso subito dopo.
Il 29 i diciotto cadaveri vengono portati a Milano con un camion e appesi
per i piedi alla tettoia di un distributore di benzina a Piazzale Loreto. I
cadaveri vengono vergognosamente insultati e vilipesi da una folla
imbarbarita.
E non furono i soli morti della R.S.I. In quei giorni si scatenò una feroce
caccia al fascista e diverse decine di migliaia di fascisti, civili o
militari, furono trucidati, spesso in modo orrendo, anche quando, fidando
nella parola del nemico che garantiva salva la vita, avevano già deposto le
armi. Molte le stragi, avvenute soprattutto nel nord Italia, opera quasi
sempre di partigiani comunisti.
Le operazioni di guerra in Italia cessarono ufficialmente con la nota resa
di Caserta, firmata il 29 aprile 1945 da Germania e R.S.I. Essa prevedeva il
cessate il fuoco alle ore 18 del 2 maggio 1945.
Alcune decine di migliaia di combattenti della R.S.I., ebbero salva la vita
e furono rinchiusi in campi di concentramento. Circa 35.000 di essi furono
rinchiusi nel Campo di concentramento di Coltano, presso Pisa, dove vissero
in condizioni disumane fino all’autunno, quando poterono tornare in libertà.
Non tutti, però, poterono tornare veramente liberi alle loro case. Molti
dovettero vivere nascosti ancora per mesi, per non essere assassinati dai
partigiani comunisti, ancora ben armati e ancora a caccia di fascisti. E per
lunghi anni i fascisti superstiti patiranno le conseguenze di una feroce
discriminazione, che li condannerà ai margini della società, costringendoli
a lavori spesso umili, quasi sempre autonomi, essendo stati quasi tutti
rimossi dai loro impieghi mediante la così detta “epurazione”. La lotta per
la sopravvivenza delle persone e dei loro ideali fu, per molti fascisti
della R.S.I., la continuazione di una guerra che per loro non era ancora
finita. E nessuno si è arreso.
Siamo agli ultimi atti della tragedia. Il 7 maggio si ha la capitolazione
della Germania. I gerarchi nazisti, ad eccezione di Hitler e di Goering che
si sono suicidati e di Borman, di cui si sono perse le tracce, verranno
processati (il processo di Norimberga si aprirà il 21 novembre 1945) e in
massima parte impiccati.
Resiste ancora il Giappone. Ma il 6 agosto 1945 gli americani sganciano su
Hiroshima la prima bomba atomica della storia, uccidendo centomila persone,
e il 9 agosto sganciano la seconda su Nagasaki uccidendo altri sessantamila
civili giapponesi.
Il 14 agosto 1945 l’imperatore Hiro Hito si arrende.
La seconda guerra mondiale è finita.
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