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            A teatro in tempo di guerra

Anche le iniziative teatrali, pur anticipando gli orari degli spettacoli, continuarono per tutta la durata della guerra. Proseguì, nonostante qualche difficoltà, la stagione lirica e di prosa al teatro "Coccia", con la presenza di cantanti e attori di fama internazionale, e continuò anche l'allestimento di spettacoli di varietà al cinema-teatro "Faraggiana", con comici e ballerine.
Nel gennaio del 1942 la stagione lirica al "Coccia" si aprì con l'Andrea Chenier e, nel settembre, il teatro novarese ospitò la nota soprano giapponese Atsuko Ito per un allestimento della Madame Butterfly.
Presso il teatro della nuova Casa Littoria, "Excelsior", nei piccoli teatri degli oratori e nelle sedi dell'Opera nazionale dopolavoro (OND), furono inoltre organizzati numerosi spettacoli teatrali, musicali e di varietà, con la presenza di attori dilettanti e con l'apporto delle numerose bande, corali e filodrammatiche attive in città e nei centri limitrofi. Questi spettacoli, organizzati principalmente come attività ricreative per i soldati e i feriti presenti in città, non furono esenti da finalità e contenuti propagandistici.
In tutt'altra direzione, invece, si realizzò a Novara l'esordio teatrale, come attore e regista, di Giorgio Strehler, legato al gruppo di "Posizione", rivista a cura del Gioventù universitaria fascista (GUF) novarese, il cui animatore fu Egidio Bonfante. Il 24 gennaio 1943, presso la Casa Littoria, Strehler esordì infatti nell'allestimento di tre atti unici di Luigi Pirandello: L'uomo dal fiore in bocca; All'uscita; Sogno (o forse no). Questa ricerca di una nuova teatralità, lontana dalla retorica e dalle strutture simboliche del regime, fu aspramente criticata da Marco Ramperti, allora gloria cittadina e fervente fascista. Pur lodando le indubbie qualità intellettuali e teatrali di Strehler, Rampanti esortava a non fidarsi troppo di quei giovani, perché il loro teatro insinuava dei dubbi piuttosto che certezze. A giudizio di Ramperti, il teatro con la "T" maiuscola era ben altra cosa e Strehler avrebbe fatto meglio a dedicarsi ad altro genere teatrale per mettere a frutto il suo talento.                   

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